LA RICERCA SCIENTIFICA NEL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE
Tra i tanti progetti in corso ne vogliamo illustrare brevemente alcuni scelti tra quelli più significativi.
La Val Cervara
Di grande interesse per la gestione delle foreste del Parco sono senz’altro le ricerche condotte dall’Università della Tuscia, professori Schirone e Piovesan, sulle foreste vetuste del Parco che ha portato alla scoperta della foresta vetusta di Val Cervara in Comune di Villavallelonga classificata come la più antica foresta di faggio d’Europa.
L'analisi dendrocronologia condotta nella foresta di Val Cervara ha consentito di ricostruire una serie cronologica di 480 anni che quindi si estende dal 1523 al 2002.
Tra gli alberi campionati nell’ambito del progetto è stato trovato un faggio con 503 anelli chiaramente visibili e altri incompleti.
La cronologia ricostruita per Val Cervara dimostra come la longevità potenziale delle faggete è superiore a quanto si è creduto sinora e costituisce inoltre un utile strumento per la ricostruzione dell’andamento climatico, fatto di particolare importanza per il bacino del Mediterraneo per il quale sono piuttosto rare cronologie di più secoli.
La presenza nel soprassuolo di piante di età così elevata, la struttura verticale e orizzontale così diversificata, la notevole quantità di necromassa formata da piante sia in piedi che a terra sono caratteristiche di notevole importanza e formano nell’insieme una foresta con notevole complessità strutturale che è a sua volta indice di notevole biodiversità non tanto per varietà di specie quanto per molteplicità di micro-habitat.
La foresta di Val Cervara quindi può diventare un modello di riferimento per la selvicoltura delle faggete dell’area Parco offrendo indicazioni su come aumentare la complessità strutturale di quei boschi.
Le ricerche si sono estese ad altri settori forestali del PNALM di potenziale interesse ed i nuovi dati raccolti ci indicano l’esistenza di altre aree con piante di età notevole.